Baader NEODYMIUM-SKYGLOW

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PRESENTAZIONE

La Baader Planetarium testualmente dichiara che il filtro NEODYMIUM-SKYGLOW violetto multibanda non è un semplice filtro assorbente, ma un filtro selettivo di contrasto il cui scopo è quello di bloccare quelle regioni dello spettro visibile nelle quali la luminosità di fondo cielo, sia quella naturale che quella indotta dalle luci artificiali, risulta particolarmente fastidiosa: in definitiva il filtro sarebbe efficace per incrementare il contrasto sia nell’osservazione del cielo profondo che in quella di Luna e pianeti. Poiché il filtro trasmette quasi il 90% della radiazione incidente nelle bande spettrali passanti, non dovrebbe influenzare la percezione delle differenze di luminosità tra le diverse parti dell’immagine, aumentando appunto il contrasto senza diminuire in maniera sensibile la luminosità del soggetto. Il costruttore dichiara inoltre che le superfici del filtro sono accuratamente lavorate in modo tale che esso possa essere collocato prima del piano focale senza disturbare il fronte d’onda, quindi non si dovrebbe avere alcuna perdita di definizione. Infine la Baader avverte chiaramente che l’uso del filtro con rifrattori acromatici molto aperti (f/5 – f/8) e di scarsa qualità ottica, potrebbe risaltare le parti sottocorrette dello spettro visibile, ossia esaltare il già evidente cromatismo residuo caratteristico di tali rifrattori.Il filtro è in mio possesso da più di sei anni oramai e devo dire che le “promesse” del produttore sono sostanzialmente mantenute, nel senso che in effetti il filtro comporta in generale un percettibile aumento del contrasto, praticamente in ogni possibile utilizzo: ho detto percettibile non stravolgente come farebbe intendere lo slogan della Baader che cito testualmente: “… se senza l’uso del filtro avevate difficoltà a percepire la GMR su Giove, con il Baader violetto multibanda la vedrete chiaramente!” In effetti il tutto è subordinato alla qualità del telescopio che state utilizzando e soprattutto al seeing dell’atmosfera i quali devono permettere di avere una risoluzione sufficiente a mostrare la GMR altrimenti anche applicando il filtro della GMR neanche l’ombra… in effetti con strumenti potenzialmente all’altezza e in serate adatte, cioè con buon seeing, la visibilità della GMR e in generale dei dettagli scuri di dominante rossa e blu sono percettibilmente migliorati.

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REALIZZAZIONE MECCANICA E ASPETTO ESTERNO

Il filtro dal punto di vista della realizzazione vera e propria è impeccabile: il barilotto è il lega leggera ed è veramente sottile a tutto vantaggio dell’apertura libera, risultata di ben 26mm nella versione da 1″1/4 (31.8mm), quindi dell’uso con schemi grandangolari di elevata lunghezza focale, senza vignettare; spicca lo spessore di ben 1 cm, inusuale rispetto a altri filtri (vedi Lumicon) e la doppia filettatura del barilotto, che permette di avvitare il filtro all’oculare ed eventualmente di avvitare davanti allo skyglow un’altro filtro. Bisogna rilevare due piccoli inconvenienti: primo la filettatura per avvitare il filtro al barilotto dell’oculare è molto ridotta, poco più di un giro, quindi bisogna prestare attenzione nell’operazione di rimozione, che in genere ci si attende sia più lunga, a non far cadere il filtro; secondo, il profilo non ribassato comporta il fatto che nell’uso con diagonali e oculari con barilotti un po’ più lunghi della media, oculare può non arrivare a battuta e eventualmente rischiare di andare a toccare lo specchio o il prisma del diagonale stesso. Osservando il filtro si nota che appare molto trasmissivo, con una colorazione violetto tenue se illuminato dalla luce diurna o da lampade a incandescenza, mentre illuminato da luce fredda (i volgari neon) la dominante diviene azzurrino tenue. Osservando il filtro da diverse angolazioni non si rileva variazioni della “colorazione”, come avviene ad esempio per i filtri deep-sky Lumicon. Osservando  di giorno attraverso il filtro si ha in effetti la sensazione che il contrasto sia aumentato e osservando luci artificiali, ad esempio quelle ai vapori di sodio ad alta pressione ( per intenderci quelle arancioni delle uscite autostradali, che illuminano a una ben precisa lunghezza d’onda e che fanno quel bel cielo color arancio…) si nota che in effetti la luce è sensibilmente attenuata; il fenomeno è ancora più avvertibile qualora fosse possibile avere nello stesso campo visuale luci al sodio e luci ad incandescenza che irraggiano in tutto lo spettro visibile e che non risultano sensibilmente attenuate. Il filtro è consegnato in una scatolina trasparente ed è corredato da un opuscolo contenente le caratteristiche del filtro e lo spettro passante. 

Prova sul cielo

La prova è il risultato di più anni di utilizzo del filtro, che possiedo dall’aprile del 2001. Gli strumenti utilizzati sono stati un newton 114/910 f/8 Celestron e un SCT 8″ Celestron (il mitico C8) con i seguenti oculari: PL11 e PL32 TeleVue, Pentax XL-SMC 14 e 21, OR9 Vixen e OR6 Unitron.

Giove: il filtro aumenta il contrasto in maniera percettibile, non stravolgente, ossia non fa miracoli, mostra solo in maniera più evidente ciò che telescopio, oculare e soprattutto seeing permettono di vedere, comunque è sicuramente un valido aiuto per scorgere i dettagli planetari e personalmente lo utilizzo pressoché costantemente nell’osservazione planetaria. Il fondo cielo risulta piacevolmente scurito, mai rilevati riflessi parassiti, aumento della luce diffusa e decadimento della qualità dell’immagine a parità di ingrandimento, merito sicuramente dell’accurata realizzazione ottica. Personalmente mi sono spinto al massimo fino a 222x con l’OR9 Vixen non avvertendo assolutamente decadimanto qualitativo dell’immagine, per poteri d’ingrandimento superiori non mi sento di garantire niente, visto che a 333x l’immagine era scadente di suo quindi è difficile valutare se il filtro peggiori le cose. Per quanto riguarda la variazione della dominante cromatica dell’immagine, caratteristica dei filtri colorati, si può rilevare che il filtro restituisce immagini solo lievemente caratterizzate da una dominante “calda” anche se le zone chiare appaiono sostanzialmente bianche il che è alquanto sorprendente considerando che il filtro è apparentemente violaceo, anche se tenue.

Saturno: osservando il “signore degli anelli” con il filtro non si nota un miglioramento del dettaglio evidente come nel caso di Giove, complice il fatto che i dettagli planetari del pianeta sono molto più sfumati e pressoché esclusivamente chiari, gradevole invece, come nel caso di Giove, il fondo cielo scurito; migliora la visibilità della Divisione di Cassini, anche in questo caso il tutto è subordinato al seeing e all’accoppiata telescopio-oculare.Luna: con Giove dovrebbe essere il “terreno di caccia” preferito del nostro filtro e infatti anche sul nostro satellite il contrasto aumenta in maniera sensibile in ogni natura di osservazione; personalmente trovo anche la visione più riposante grazie alla tenue, molto tenue, dominate “calda” dell’immagine. L’attenuazione di luminosità è veramente minima e quindi l’utilizzo del filtro non è assolutamente limitante per il range di ingrandimenti utilizzabili, soprattutto nel caso degli elevati ingrandimenti, quando la luminosità inizia a diminuire sensibilmente. Di conseguenza è assolutamente insufficiente l’assorbimento dell’abbagliante luce selenica nelle fasi comprese tra il primo e l’ultimo quarto, soprattutto nel caso di telescopi dal diametro generoso. L’amico Roberto Porta, in riferimento alle osservazioni diurne della Luna rileva, cito testualmente.”i dettagli che di giorno sono sempre un po’ confusi acquistano una “verve” incredibile, che nessun altro filtro riesce a dare; non appena tramontato il sole si può iniziare ad osservare subito con profitto, anche dettagli un po’ insidiosi altrimenti inosservabili. Non appena sopraggiunge il buio l’apporto dello SKYGLOW è di poco inferiore a quanto possono dare filtri di contrasto lunari per eccellenza, tipo il giallo chiaro W8 o il giallo W12 e senza aggiungere la marcata dominante cromatica caratteristica dei filtri colorati“.

Mercurio e Venere: anche in questo caso mi affido a Roberto, per mancanza di esperienza personale in merito, che riferisce di aver agevolmente osservato la fase di Mercurio (senza filtro…  mi dice sia impossibile) e che osservando Venere risultava molto più incisa, nonostante in entrambi i casi si dovesse combattere con seeing e assestamento termico dello strumento tutt’altro che ottimali, come intuibile dalle condizioni di osservazione con luce diurna e pianeti necessariamente “bassi” sull’orizzonte.

Deep-sky: skyglow letteralmente significa inquinamento del cielo… analizzando attentamente lo spettro di trasmissione si può notare che le lunghezze d’onda caratteristiche dell’illuminazione artificiale, causa del cosiddetto inquinamento luminoso, sono praticamente “tagliate” quindi è lecito aspettarsi, come avviene poi nella realtà, un fondo cielo più scuro che aiuta sicuramente nell’osservazione degli oggetti deep-sky, soprattutto in quelli ad ampio spettro di emissione come le galassie, che non hanno giovamento nell’uso dei filtri selettivi per il deep-sky, sia a banda larga (deep-sky), che a banda stretta (OIII) o strettissima (Hbeta) che sono penalizzati dalla ridotta trasmissione totale (si perdono almeno 1, 1.5 mag) che di fatto scuriscono molto il fondo cielo ma anche l’oggetto osservato, cosa che al contrario non succede con lo skyglow data la sua elevata trasmissività; per gli oggetti deep-sky a spettro ristretto come le nebulare a emissione, a riflessione, o le nebulose planetarie il miglioramento invece è assolutamente inferiore a quello ottenibile con i filtri selettivi appositamente dedicati (deep-sky, OIII ecc.).

Nota sull’utilizzo con rifrattori acromatici a corta focale f/5 – f/8: come fatto presente dalla Baader l’utilizzo del filtro skyglow con rifrattori acromatici a corta focale, personalmente l’ho testato su di un Konus Vista 80 (rifrattore acromatico 80/400 f/5) esalta in maniera sensibile il già più che avvertibile cromatismo residuo, tanto da SCONSIGLIARNE vivamente l’uso. 

CONCLUSIONI

A mio modesto avviso è un filtro che ogni astrofilo dovrebbe avere nel suo set di accessori, visto anche il prezzo non elevato, 48€, sicuramente più abbordabile di quello dei filtri selettivi per il deep-sky “classici”, che costano svariate volte di più e sono molto più specializzati e quindi meno versatili e utilizzabili con profitto su un numero notevolmente inferiore di oggetti. In definitiva lo reputo un ottimo filtro, che (finalmente!) mantiene le promesse del costruttore; d’altra parte dalla Baader Planetarium, ditta tedesca con pluridecennale esperienza nel settore, onestamente me lo aspettavo.

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